L'impianto di Roberto
Questo è l' impianto di Roberto, da notare gli splendidi componenti Vintage, e il mitico sintonizzatore Revox che è stato e sarà probabilmente il miglior sintonizzatore mai realizzato
in Primis alcune sue considerazioni, a mio avviso correttissime, del Carissimo Roberto, che spiegano la sua Filosofia Audiofila;
Caro Luciano,spero che Tu abbia ricevuto le foto dell¹impianto ! Bene, se è così possospiegarTi il criterio che ho seguito nel mettere insieme il tutto.Inutile premettere che non ho la sfrontatezza di credere che le mie sceltesiano le migliori in assoluto, sono solo il mio personale punto di vista. Daragazzino, nei primi anni Œ70, quando l¹alta fedeltà iniziava a diffondersi,ero convinto che potesse esistere l¹impianto migliore in assoluto (forseallora era pure vero !), ma fu una convinzione del tutto passeggera, propriocome la mia giovane età !. Al terzo o quarto registratore a cassette stereocambiato nell'arco di un anno per acquistare il modello con prestazionimigliori, cominciai a capire che la gentilezza del mio rivenditore abitualeera forse dettata da motivi diversi dall¹audiofilia. Decisi così di fermarmicon gli acquisti e godermi solo la musica, principalmente dei Beatles (ormaidisciolti - buon per loro), godendomi per anni un onesto integrato dellaRotel da 125 watt per canale, il fedele giradischi TD 160, ed un Teac C - 3X a cassette, addirittura a due velocità.Il seme della passione per l¹elettronica aveva ormai attecchito e seguivosempre, anche se un po¹ a distanza, il mercato delle novità Hi-Fi. Avevoormai maturato l¹idea che l¹impianto era - spazi di ascolto a parte, - unpo¹ come un abito da cucirti addosso a seconda dell¹occasione. Tuttodipendeva in sostanza dalla musica che ascoltavi, senza dimenticare chel¹altro limite era costituito dalle prestazioni degli apparecchi utilizzatiper registrare la musica che ascoltavo.I miei gusti musicali non erano mai cambiati negli anni, anzi avevo iniziatoa collezionare i dischi del mio gruppo preferito con metodo scientifico -limitando le mie scelte alle sole discografie italiane, inglesi ed americane(oltre ai famigerati ³bootlegs² dei quali è meglio non parlare conriferimento all¹alta fedeltà). Naturalmente i 14 LP registrati dai Fab Fourerano diventati diverse centinaia di dischi, con le loro innumerevolivarianti di edizione, di prima stampa, seconda, e via dicendo, etichetta,incisione mono o stereo ed altre particolarità scoperte negli anni.Quando decisi di cambiare l¹impianto, le valvole avevano naturalmente giàfatto il loro grande ritorno nell¹audiofilia ma la cosa mi lasciò un po¹sconcertato. Sei matto mi dirai, no Luciano !, aspetta e fammi finire ildiscorso così capirai i motivi di questa affermazione ŠGli ascolti dei valvolari presso amici ed amici degli amici, devo dire chemi impressionarono notevolmente ed in modo più che favorevole rispetto almio amplificatore. Il problema che fui molto più impressionato daiproprietari degli impianti - ma, questa volta, in modo negativo !.Il fatto era che questi matti infilavano e sfilavano coppie o quartetti divalvole selezionate russe, cinesi e poi americane e poi ancora europee daifinali (in S.E. od in push-pull) in continuazione, sicché l¹ascolto dellamusica diventava un fatto marginale e del tutto secondario rispettoall¹impianto. Gli amplificatori - certamente belli - venivano trattati comealtari ai piedi dei quali l¹ascoltatore doveva stare in ginocchio !Naturalmente non volevo ridurmi così anch¹io anche perché negli armadi avevogià i dischi e non avevo posto per le valvole !Oltre a questa constatazione, che certamente non è riferibile a tutti gliappassionati dell¹amplificazione valvolare, vi era la mia necessità di averea disposizione numerosi ingressi per le diverse sorgenti sonore di cuivolevo dotare l¹impianto (mi servivano inoltre almeno 2 giradischi per lediverse stampe e delle condizioni dei dischi). Non dovevo neppuredimenticare che, per le mie esigenze di ascolto (ma credo di non esserel¹unico), vi era il limite invalicabile costituito dalle prestazioni degliimpianti di registrazione usati all¹epoca e sui quali, nel tempo, mi erofatto una certa idea ricercando e documentandomi ovunque.Quale senso aveva utilizzare per il mio impianto apparecchi pariall¹attuale ³stato dell¹arte², quando i meravigliosi registratori Studer J37 a quattro tracce utilizzati ad Abbey Road sino al 1968, avevano unarisposta in frequenza che arrivava a 15.000 Hz a 38 cm/s ?. Inutile dirtiche mi ripeto questa domanda ogniqualvolta vedo in qualche esposizione di Hi- End (ora si dice così) un lettore di CD a 15.000 euro o giù di lì.Ho deciso dunque di rimanere su componenti allo stato solido, evitandoapparecchi artigianali o del sol levante per allontanare il rischio, come èinvece capitato a qualche amico, di buttarli via al primo guasto permancanza di ricambi o, peggio, di qualcuno in grado di mettergli mano.³Si prenda un Mc Intosh, è per tutta la vita² fu la frase della anzianamoglie del rivenditore che fece breccia nella mia testa ! Ma come ? esisteancora qualcosa che dura una vita ? Bene allora lo voglio subito ! E così hofatto e devo dire che, a mio avviso, soddisfa appieno le mie esigenze diascolto, sempre ovviamente del tutto personali. E¹ potente, solido e bencostruito ed è sempre immutato nelle linee essenziali dei vari modelli.Per gli altri componenti dell¹impianto ho preferito invece rispettare lescelte fatte a suo tempo dagli studi londinesi più famosi del mondo e quindi(fatta eccezione per i giradischi TD 160 con il vecchio braccio TP 16) hoscelto tutti componenti Studer. Non sono esteticamente eccitanti ma inquanto a meccanica sono costruiti per lavorare in condizioni gravose neglistudi di incisione o radiofonici e l¹assistenza c¹è davvero (e si paga acaro prezzo) quelle rare volte che può servire, ma con un listino ricambidegno di un produttore di automobili. Insomma più che guardare l¹impianto Špreferisco ascoltare la musica !La mia scelta è quindi caduta sull¹A 810 a bobine, che è una macchina dastudio di registrazione senza fronzoli bella da usare dopo aver studiato ilmanuale di istruzioni da 500 pagine, per le cassette utilizzo un A 710 che èun gioiello di precisione, mentre per i CD ho optato per un A 727. Per lemasterizzazioni utilizzo invece il D 740 e come sintonizzatore lo"straclassico" Revox digitale che, anche senza avere RDS od altri fronzoli,ti assicuro è sofisticato e robusto ad un tempo.Ho avuto piena conferma della coerenza della mia scelta allorquando, loscorso anno, per una serie casuale di circostanze, ebbi la fortuna divisitare con un tecnico tutti gli studi di Abbey Road (ovvero lo studio 1,il 2 ed il 3 e infine il nuovo digitale). Tra le apparecchiature analogicheper le registrazioni erano ancora in uso e disponibili per il noleggio gliStuder (807 - 810 e 812) e davanti agli sconfinati e miliardari banchi dimissaggio della Neve, l¹ascolto delle incisioni era riservato alle B&WNautilus 801.Rimasi però un po¹ deluso quando vidi - casualmente e per meno di un minutoperché l¹accesso era assolutamente riservato a pochissime persone - chenella stanza del team che si occupava della gestione del catalogodiscografico dei Beatles, venivano usate per l¹ascolto le B&W Matrix 801 IIIserie, e vi erano banchi di missaggio dell¹epoca prodotti dalla EMI stessa.Pensai che gli inglesi erano dei tirchioni ma, invece, il motivo era moltodiverso.Ho capito l¹esattezza di quella scelta solo quando a casa ho volutosostituire le meravigliose Matrix di Abbey Road con le moderne Nautilus 801.Sono certamente più precise (oltre che belle da vedere) ma il problema è cheascoltando la musica dei Beatles evidenziano qua e là anche i più piccolierrori di incisione che quel grande tecnico di George Martin ha commessoall¹epoca, a mio parere più per i limiti degli apparecchi di allora, che perincapacità propria. Ecco allora spiegato il motivo dell¹utilizzo del vecchiomodello come cassa di riferimento.Del resto, lo stesso Martin in un¹intervista riferì che, ricevuto l¹incaricodalla EMI di curare le rimasterizzazioni in occasione dell¹uscitadell¹intero catalogo del gruppo su CD, ebbe la tentazione di correggere glierrori e le ingenuità di allora (soprattutto nei mixaggi in stereo dei primiLP), ma ascoltando i master, alla fine, decise invece di non toccare nulla:³all¹inferno - disse - questa è la storia e così è stata consegnata aiposteri, chi sono io per cambiarla ?² Infatti le prime incisioni del grupporimasterizzate su CD sono rimaste in mono e con tutti gli errori e leingenuità di allora.Bene, ecco la ³filosofia² che ho seguito per mettere in piedi il tutto.Spero che il mio ragionamento sia, indipendentemente dai gusti musicali diciascuno, coerente e che, magari, possa servire come spunto di riflessioneper tutti gli amici che si accingono a mettere in piedi impianto od asostituire qualche componente.Un cordiale saluto !Roberto
Grande e mitiche Bobine e splendidi giradischi
E chi non si emoziona alla vista degli occhi blu dei Mc