ProAc Future One
by Orsanuova

La prima volta che ho visto il marchio Proac è stato in una foto , che le ritraeva addirittura nel salotto del cantante dei Guns’n’ roses, Axl Rose. Caspita! Pensai, per usarli una simile celebrità dovevano suonare bene. All’epoca non me ne intendevo tanto.
Anni dopo riuscii ad ascoltare diversi modelli di questo mitico marchio inglese e ne compresi le enormi potenzialità. Ma veniamo ad oggi. Le future one, il diffusore ho acquistato, rappresentano probabilmente la summa tecnologica del progettista Steven Tyler. Uscite nel 2000, presentarono fin da subito elementi di innovazione tecnologica e altoparlanti nuovissimi: un tweeter a nastro ribbon con camera posteriore, un midrange, udite, udite, senza carico acustico posteriore. Come gioca con il filtro Steven Tyler il nostro GPM ce l’ha spiegato più volte. Ma io vorrei soffermarmi sul midrange, che senza carico posteriore consente di eliminare qualsiasi risonanza che vada a sporcare l’emissione della delicatissima gamma media, praticamente si ottiene qualcosa di simile ad un pannello elettrostatico (doppia emissione). Possiamo utilizzare qualsiasi materiale per smorzare le risonanze, qualsiasi forma per abbatterle (pensate alla cupola in marlan di B&W), ma la soluzione migliore (a mio parere) resta quella di liberare la faccia posteriore del midrange da qualsiasi ostacolo, quello che ha fatto Tyler in questo progetto particolare. Ascoltate a confronto con le Quad 2905, sembrava di ascoltare la stessa gamma media con una leggerissima colorazione in più (ma senza i limiti dinamici).
Questo diffusore ha un nitore, una limpidezza, una separazione e insieme coerenza dei piani sonori sorprendenti se consideriamo che la loro progettazione è del 2000: Avalon, B&W, Kharma hanno raggiunto questo livello qualitativo solo qualche anno più tardi, con i loro driver in ceramica e in diamante.
Insomma in anticipo con i tempi come al solito Mr. Tyler, forse troppo come mi ha raccontato il mio amico Acrobat, sta di fatto che questo diffusore non è stato un successo commerciale, gli aficionandes di proac hanno continuato a preferire altri modelli, perché ammaliati da una gamma media più piena ma certamente più colorata.
Questo diffusore non è più in produzione da anni, fanno solo il modello più piccolo.
Era da tempo che cercavo un altro diffusore per allestire un secondo impianto che andrà in una mansarda. Quando ho sentito come suonavano questi diffusori mi sono convinto e dopo essere riuscito a strappare un prezzo di 4000 e rotti euro (la mia fidanzata dice che sono uno spasso quando tiro sul prezzo, secondo lei dovrei andare in televisione) me li sono portati a casa (altro che Quad..).
A casa mia, se la sono vista con le mie chario Academy 3 (una brutta bestia per chiunque).
Come ben saprete, non ascolto solo la lira di Nerone, mi sparo brani ad alta dinamica, a volume sostenuto e chi non mi soddisfa prende rapidamente la strada del mercatino. La prima cosa che mi ha impressionato di questo diffusore nel mio ambiente è il fatto che suonano forte, veramente forte, quasi alla pari con le mie chario (non so come facciano). Sono meno efficienti (87db contro 90), ma presentano un carico più facile, 8 ohm, che se vogliamo può essere anche uno svantaggio per quegli ampli (come i miei A-200) che reggono le basse impedenze raddoppiando repentinamente la potenza (vabbè saranno 8 ohm ma chissà a quanto scenderanno in gamma bassa). Un errore ricorrente degli audiofili è quando conteggiano il rapporto watt/diffusore considerando solo l’efficienza e dimenticandosi dell’impedenza, un diffusore da 87db ma con un impedenza a 3 ohm suonerà più forte (se l’ampli regge e raddoppia) di uno a 90 db ma con l’impedenza a 16 ohm.
Passiamo alle note d’ascolto. Con la voce di Diana Krall come della nostra Patrizia Laquidara si sono viste scene di panico a casa mia. Mai ascoltate voci femminili così belle, limpide e scevre da qualsiasi colorazione, sembra di ascoltare le B&W 800 serie D o qualche midrange in ceramica, in questo caso il “gap” con il mio riferimento è abbastanza evidente, come con la stragrande maggioranza dei midrange chiusi dietro. Le chario però si riprendono rapidamente il loro vantaggio sull’impervio terreno della grande orchestra, i miei gusti sul basso sono noti a questo forum, la gran cassa mi piace sentirla grassosa con i 30hz massimo a -3db dalla gamma media e con pressioni intorno ai 100db, da questo punto di vista lo scanspeak da 18cm ,pur ottimizzato da Tyler, non può far miracoli all’estremo inferiore.
Sia ben chiaro, la percezione del basso profondo c’è tutta, le future one scendono a 25hz, la cosa che mi ha più impressionato e che si bevono tutta la terrificante potenza dei miei A-200 senza scomporsi minimamente. Vi basta sapere questo, con brani come la sagra della primavera (RR) ho alzato il volume fino alla metà ottenendo una pressione spaventosa (ma calante all’estremo) e non ho sentito un minimo cenno di compressione, di soffio nel condotto, di “schiocco” (avremmo ottenuto lo stesso risultato con un woofer in ceramica?). A volte mi chiedo se sia meglio avere un solo woofer di qualità stellare come questo o 2-3 impilati di dimensioni maggiori…certo si avrà più basso, ma che basso sarà? Gli A-200 (che poi ne sono 300 di watt) fanno volare come una scheggia questo midwoofer, ma sarebbe stato lo stesso se ne avessimo aggiunto un altro?
E allora, amici del forum, invece di fare ironia sulle parole di Bergat quando vi dice che ci vogliono 1000 watt, fate prove comparative. Si, ci vogliono 1000 watt, ma se sono grossi woofer ci vogliono 1000 watt per ogni woofer(come fanno nell’hificar).
Pensate che il negoziante quando le ha sentite con gli A-200 se n’è andato con questa frase: “…me lo diceva l’importatore che le proac bisogna farle suonare con lo stato solido”.
Ritornando alle note d’ascolto, il pianoforte di Ivo Pogolerich lo posso definire con una sola parola: “solido”, solido e luminoso come pochi. Passo al violino di Salvatore Accardo, qui il movimento dell’archetto sulle corde, oltre che essere di grande naturalezza, rileva particolari che non avevo mai ascoltato (sotto questo punto di vista i tweeter a nastro fanno miracoli), i violini in generale però con le future mi appaiono un filino più esili rispetto a chario (e credeteci quando Cicogna vi dice che come i diffusori di Merate riproducono i vilolini…).
Ho sempre sentito una lieve caratterizzazione (brillantezza) sulla gamma alta in quasi tutti i diffusori proac, comprese le future. Collegate all’impianto di casa, questa lieve colorazione è scomparsa. Ciò presumo sia dovuto alla qualità del mio impianto, in particolar modo agli am audio, ancora una volta molto più neutri e performanti di tanti altri ampli blasonati dal costo triplo.
Più passa il tempo e più mi accorgo che sono la colonna del mio impianto, inamovibili.
Ho sempre preferito le cupole morbide alle rigide, ai nastri, insomma a tutto ciò che è metallico. Ma stavolta devo ricredermi, il tweeter ribbon cesella con un dettaglio sublime, senza mai produrre sensazioni di metallicità, l’estensione e l’ariosità sono notevoli, a volte sparisce limitandosi solo ad ossigenare, sembra quasi che non ci sia.
Insomma queste proac future hanno una pulizia e un contrasto notevoli, a mio parere per ottenere qualcosa di simile bisogna scomodare Avalon, Kharma, B&W, Marten di fascia medioalta e difficilmente ve le portate a casa (anche usate) per 4000 euro e magari anche con pressioni inferiori.
Mario Berlinguer, uno dei più bravi e competenti giornalisti di SUONO, scriveva all’epoca delle Future one: “(…) I Future one sono infatti a mio modesto parere tra i diffusori più entusiasmanti che si possano sentire, soprattutto tra i pochissimi sistemi per la riproduzione musicale usciti in questi ultimi anni che abbiano qualcosa di nuovo da dire, e quindi una ragione per essere presi in considerazione.”
Steven Tyler ormai, a quanto mi è stato detto, è andato in pensione e non è più lui il progettista di ProAC. La nuova D80 costa quanto costava la one ma ha tanti altoparlanti in più e grandi. Chiedetevi del perché.
Possiamo allora considerare la serie future il canto del cigno di questo grande progettista?
Per il momento cantano a casa mia (e lo faranno per tanto tempo).