Integrato Unison Research unico 100

Salve a tutti.
Da circa tre settimane sono un felice possessore dell’amplificatore “Unico 100” dell’italiana Unison Research, da poco immesso sul mercato.
Si tratta di un nuovo integrato ibrido della casa trevigiana che va ad arricchire i precedenti modelli, di potenza e prestazioni crescenti, denominati "Unico P", "Unico", "Unico Secondo", "Unico SE" ed "Unico 200".
Ho ordinato l’Unico 100 a metà Settembre 2007, subito dopo aver avuto notizia della sua presentazione all’ultimo top audio milanese – in un certo senso, lo aspettavo, giacché da tempo si vociferava di una possibile uscita, in casa Unison, di un modello più “domestico” del mastodontico Unico 200. Tuttavia, a causa di un ritardo nella consegna di alcuni componenti, l’apparecchio è entrato in produzione in ritardo e mi è stato consegnato solo a metà Febbraio.
In termini di potenza erogata, l’Unico 100, con i suoi 180 W RMS nominali su 8 Ohm che diventano in verità 220 al banco di prova, si colloca tra l’SE ed il 200 – che a breve sarà comunque sostituito da una prestigiosa versione denominata XLR Gold…
La prima cosa che colpisce dell’apparecchio è la costruzione, solida e ben curata – quasi 30 Kg di massa - ma allo stesso tempo anche sobria e priva di inutili fronzoli, quasi “artigianale”, tipica insomma dello stile Unison Research.
Rispetto agli altri modelli Unison di cui si diceva, è stata aggiornata la sezione preamplificatrice, che nel 100 fa uso di due valvole Ecc83 in luogo delle Ecc82 presenti altrove. La novità più interessante, però, è costituita dall’utilizzo di un controllo digitalizzato del volume che fa capo ad un microprocessore. Tale sistema, come rilevato in prova dai tecnici di Audio Review, garantisce uno straordinario bilanciamento dei canali fino a -65 db ed una risposta in frequenza inalterata e notevolmente estesa pressoché a qualunque volume di ascolto.
All’accensione il mio apparecchio ha denotato un’anomalia di funzionamento: il display deputato alla visualizzazione del volume di ascolto e del tempo di riscaldamento delle valvole preamplificatrici, rimaneva bloccato su zero. Inoltre, la manopola della selezione ingressi era di fatto inattiva.
Su indicazione dei tecnici Unison ho proceduto così ad aprire personalmente l’amplificatore, scoprendo, come in effetti essi sostenevano, che un paio di connettori si erano staccati, forse a causa di un urto durante il trasporto. Rimessi a posto i suddetti connettori, l’apparecchio ha funzionato perfettamente.
Aver aperto l’Unico 100 mi ha dato la possibilità di testare direttamente la costruzione interna della macchina, che ho trovato molto razionale ed ordinatissima nella sua perfetta realizzazione “dual-mono”. L’unica cosa che mi ha sorpreso, lasciandomi un attimo perplesso, è stato l’utilizzo di toroidali non sigillati in resina, come spesso avviene in apparecchi di altre case, ma non ho la competenza per esprimere giudizi concreti in proposito, pertanto devo pensare che la scelta dei componenti operata dal costruttore sia la migliore tra quelle possibili.
Andiamo all’ascolto.
L’apparecchio è attualmente inserito in una catena costituita da sorgente North Star (cdt 192 e dac Extremo) e diffusori da stand Mastersound Classic. I cavi di potenza utilizzati sono i "Kimber 8TC" jubilee edition e la sorgente è collegata all’amplificatore in bilanciato, a mezzo cavo "Transparent Music Link Plus" - a proposito, molto razionale, sul retro dell'apparecchio, la disposizione del parco ingressi/uscite, i cui elementi della WBT sono elegantemente disposti e tutti di ottima qualità.
Ho deciso di non postare da subito le mie impressioni di ascolto poiché ero sicuro che, prima di avere le idee chiare sulle qualità e la timbrica dell’apparecchio, fosse necessario un rodaggio di almeno 100 ore. Ed in effetti posso confermare questa sensazione.
Le prime ore di ascolto dell’apparecchio sono state, per così dire, imbarazzanti. La gamma alta, in particolare, era notevolmente in evidenza e assai pungente. Una cosa però è apparsa da subito chiara: l’Unico 100 conferiva una forza nuova alla trama musicale, riproducendo una scena coerente e di notevole impatto sonoro.
Dopo circa 50 ore di ascolto la gamma alta ha cominciato ad arretrare e, contemporaneamente, la gamma bassa ha acquistato spessore e dettaglio. Insomma, è stato come se cominciasse a venir fuori un nuovo equilibrio sonoro che all’inizio mancava.
Dopo un centinaio di ore di ascolto, posso dire che l’amplificatore non ha tradito le mie attese. La timbrica è piuttosto neutra, ma coinvolgente; brillante, ma al tempo stesso non fastidiosa. I bassi sono profondi ma nello stesso tempo netti e ben controllati.
Considerata la sezione preamplificatrice del tipo a valvole, in genere non proprio silenziosissima, credo di poter definire ottimo anche il cosiddetto “nero” infrastrumentale, che cede il posto ad un leggero “soffio” avvertibile solo avvicinando l’orecchio a pochi centimetri dai tweeters dei diffusori, quando ovviamente il volume lo consenta.
Essendo abituato alle prestazioni oneste, ma pur sempre limitate, di un Denon PMA 757 del 1986 - 80 W RMS -, la cosa che mi ha subito stupito del nuovo amplificatore è stata l’emissione assolutamente priva di distorsione a qualunque livello tollerabile di ascolto.
I pieni orchestrali vengono restituiti con grande naturalezza e rapidità e le voci dei grandi cori sono lì, esattamente dove dovrebbero essere, riprodotti senza gli affanni tipici della mancanza di “watt”.
Notevole, in questo senso, la Nona di Ludovico Van eseguita dai Berliner sotto la direzione di Abbado, oppure, in ambito sacro, il coro della Whinchester Cattedral che accompagna Hogwood nella direzione del Kirye della Messa in Do minore di Mozart eseguita dalla Academy of Ancient Music, con Arleen Auger prima voce; graffiante e coinvolgente il Guarneri del Gesù di Leila Josefowicz chiamato a riprodurre, ora le note del difficile concerto di Tchaivosky diretto da Sir Neville Marriner, ora i bellissimi pezzi del cd "Americana" accompagnati al piano dal sempre bravo John Novacek; semplicemente emozionante, infine, il secondo movimento del Concerto per flauto ed arpa di Mozart, diretto ancora da Hogwood sempre a capo dell’AAM.
Cambiando genere, ho trovato netto e corposo il basso di Ray Brown che accompagna il chitarrista Laurindo Almeida nel bel cd “Moonlight Serenade” dell’etichetta Bell Audiophile; molto realistico e profondo, su altro versante, il pianoforte suonato da Carlo Grante nella “Via Crucis” e nelle “Harmonies poétiques et religieuses” di Franz Liszt, opere contenute nel bel cd Velut Luna prodotto dal nostro Marco Lincetto; e gli esempi, naturalmente, potrebbero continuare con le voci delle varie Rebecca Pidgeon, Natalie Dessay o di Paul Simon, o con gli assoli strumentali dei vari Monty Alexander, Ray Foxley e via di seguito…
In ogni caso, anche in presenza di transienti molto impegnativi, a mio avviso l’amplificatore ha sempre affrontato la riproduzione del tessuto sonoro in modo più che soddisfacente.
Il resto, nel bene o nel male – ma direi più nel bene che nel male – lo fanno la sorgente, i diffusori e l’ambiente di ascolto. Posso garantirvi però che, con qualunque buona registrazione, i diffusori spariscono dall’ambiente e rimane solo “la Musica”. Col Denon, che pure mi ha regalato dei piacevoli momenti di ascolto, non era la stessa cosa…
Sono convinto che con un ulteriore centinaio di ore di rodaggio l’Unico 100 sfoggerà una timbrica ancora più coinvolgente di quella attuale, peraltro già ottima. Non voglio immaginare, poi, cosa potrebbe accadere sostituendo le valvole di serie – delle modeste Electro-Harmonix - con delle più blasonate Telefunken Nos oppure collegandolo a dei diffusori da pavimento, vedi ad esempio Focal JM Lab 1027 Be… - nulla togliendo alle ottime Mastersound.
Il prezzo di listino dell’apparecchio è di 3900 euro iva inclusa. Non chiedetemi se li valga tutti: non saprei rispondervi perché non ho mai ascoltato apparecchi ibridi appartenenti alla stessa fascia di prezzo. Posso solo dirvi di essere stato tra i primissimi ad averlo ordinato e di aver spuntato, grazie alla mediazione di un caro amico, un prezzo interessante, che sicuramente vale fino in fondo le potenzialità della macchina.
L’Unico 100 è un apparecchio nuovo ed ancora poco diffuso – basti pensare che, fino a metà Febbraio, erano stati consegnati solo 4 esemplari in Italia, uno dei quali al laboratorio di Audio Review per la prova pubblicata in Dicembre-, suona davvero bene e regala, a mio avviso, delle belle emozioni.
Naturalmente non è il migliore degli amplificatori possibile (il migliore, in tutti i campi, per definizione è sempre quello “a venire”, no?), ma non c’è dubbio che in un settore come quello dell’Hi-End, in cui cominciano ad imperare con sempre maggiore insistenza certe produzioni cinesi non di rado di dubbio gusto, questo nuovo amplificatore della Unison – similmente alle elettroniche di altri costruttori nostrani, tra i quali mi piace ricordare, tra gli altri, Audio Analogue, Norma, AM-Audio, Sonus Faber, sicuro di dimenticarne molti altri – contribuirà a tenere alto, dentro e fuori i confini nazionali, l’inconfondibile e vincente “stile italiano”.
Post Scriptum
Nell’aprile del 2008 ho effettivamente sostituito le valvole di serie con delle Telefunken Nos. Risultato? Un’ulteriore dettaglio e trasparenza su tutta la gamma di frequenze! Oggi che l’apparecchio ha terminato il suo lunghissimo rodaggio (parliamo di circa 300 ore), confermo pienamente le impressioni di ascolto che l’amico Lucianone Conte di Milossa ha gentilmente pubblicato nel presente, bellissimo sito – e colgo qui l’occasione per ringraziarlo!
A volte, ho addirittura l’impressione che l’apparecchio suoni sempre meglio ad ogni nuova sessione di ascolto – sarà mica come il vino, che è una delle grandi passioni del patron della Unison Research, Gianni Nasta?... J
Insomma, chiunque cercasse un’amplificazione robusta ma raffinata, entro un budget massimo di 4000 euro, farebbe bene, a mio avviso, ad ascoltare questo Unico 100: potrebbe accorgersi di aver trovato ciò che cercava da tempo.
Saluti,
pazu